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TEMA SULLA CRISI DELL’ADOLESCENZA

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Ë® Pítøñe
view post Posted on 12/12/2008, 17:22 Quote




TEMA SULLA CRISI DELL’ADOLESCENZA

Citando lo psicologo Kestemberg “l’adolescente non è allo stesso tempo un bambino ed un adulto”.
Sappiamo che per adolescenza (da “adolescere” = crescere) si intende quel periodo della vita che va dai 12 ai 22 anni circa, e vede l’individuo impegnato ad affrontare una serie di cambiamenti che interessano il suo sviluppo fisiologico, morfologico, sessuale, infine sociale. Esso inizia con la pubertà e si conclude con l’ingresso nel mondo degli adulti, che avviene perchè si assumono responsabilità (consapevolezza identitaria), perché si fanno cose tipiche della maturità (la condotta) e perché la società ci riconosce come tali (riconoscimento sociale).
I conflitti si presentano in diversi piani.
• Il primo è quello legato allo sviluppo fisico dell’adolescente, trasformazioni corporee rapide e vistose che influenzano la coscienza ed il comportamento, insieme all’autostima e al confronto con i coetanei rappresentano i primi problemi che insorgono nell’adolescente. Il rimanere indietro viene interpretato dall’adolescente come indice del costituirsi di una inferiorità permanente. Nei maschi lo identifichiamo con la mancanza di peso e bassa statura (i ragazzi più forti sono più popolari dei meno forti ed anche meglio adattati all’ambiente), oppure anche con il ritardo dello sviluppo (ciò sviluppa infatti sentimenti di inquietudine, insicurezza e dubbi sulla propria efficienza fisica che possono permanere nel tempo). Nelle femmine invece identifichiamo il problema legato allo sviluppo fisico con il peso e la statura ritenuti eccessivi, di cui sentiamo spesso parlare, oppure lo sviluppo precoce che costituisce uno svantaggio psicologico nelle ragazze adolescenti.
• Altra parte costituente della crisi adolescenziale è il conflitto psicologico relativo allo sviluppo sessuale ed è dal modo in cui queste fasi sono superate che derivano gli stessi conflitti
• Ulteriore problema fondamentale della crisi adolescenziale è il conflitto psicologico relativo allo sviluppo intellettivo. Infatti tra l’11° e il 14° anno si verificano dei progressi nello sviluppo intellettuale: dal pensiero infantile della fanciullezza si passa al pensiero astratto della mentalità adulta (ipotetico-deduttivo).
Questo però può favorire l’insorgenza di conflitti interiori: uno di questi è l’insoddisfazione di fronte ad pensieri e regole del mondo degli adulti, inculcate senza una spiegazione.
Le soluzioni più drammatiche intraprese dall’adolescente sono l’abbandono scolastico, le fughe, e nel peggiore dei casi, il suicidio.
Altro conflitto conseguente ai fattori della crisi adolescenziale, è quello della marginalità sociale, ovvero il vedere gli adulti come “ambigui” che a volte richiedono all’adolescente comportamenti da adulti, altre volte lo escludono dal mondo adulto.
Insomma, l’adolescente non è né carne né pesce, non appartiene né all’infanzia né agli adulti.
Questo pone l’Adolescente in una situazione di incertezza che, indebolisce l’identità personale, sessuale, sociale e determina un senso di inutilità e disistima.
Un adolescente, essendo nella piena crisi, tenta di difendersi: rigetta le immagini dei genitori, rifiuta le precedenti identificazioni perché vuole affermarsi al di fuori della famiglia. Questo però produce ulteriore marginalità psicologica e sociale.
Ci sono Adolescenti che evitano le scelte fondamentali dell’esistenza (ideologiche, politiche, religiose, ecc.) e accettano le indicazioni della famiglia o del loro gruppo sociale.
Altri Adolescenti rifiutano le scelte preconfezionate perché vogliono dare un senso nuovo ed originale alla propria vita oppure vogliono raggiungere una propria identità.
Questo però porta a dei costi, quali l’ascetismo, l’intellettualizzazione, il narcisismo o la scissione dell’adolescente. Con l’ascetismo abbiamo un timore verso le richieste istintive, e un rigetto ai desideri, viste le proibizioni imposte dai genitori. L’istinto dell’adolescente ascetico dice “io desidero”, mentre l’io interiore lo proibisce. Vi è quindi uno slittamento verso gli eccessi opposti, di colpo l’individuo si concede ciò che prima i genitori gli proibivano, facendolo con esagerazione. Con l’intellettualizzazione l’adolescente trasferisce il conflitto dal piano emozionale a quello del pensiero, crede di essere un conquistatore o un divo, fantastica o sogna ad occhi aperti. Ascetismo e intellettualizzazione insieme comportano una difesa contro gli oggetti d’amore dell’infanzia, allontanano dalla famiglia e dai valori che essa ha rappresentato. Con il narcisismo vi è il tentativo di valorizzare il proprio Io, di farne il centro dell’universo. Con esaltazioni dell’autostima che permettono di affrontare molte difficoltà. Ciò favorisce la rottura dei legami coi modelli comportamentali del passato. L’ultimo “costo” della crisi è la scissione dell’adolescente, quando si riporta l’Io ad una situazione predepressiva, dove gli oggetti buoni erano separati da quelli cattivi. Da una parte l’adolescente reclama l’indipendenza (come uscire la sera), dall’altra vuole essere accompagnato in situazioni banali. Vi è una sorta di identificazione con l’onnipotenza e l’onniscienza una volta attribuita ai genitori. C’è la tendenza a mostrarsi cinici, spietati, arroganti e a coltivare interessi artistici.
A questo punto della crisi fa il suo ingresso il “gruppo”, lo spazio ideale per l’evasione dai problemi. Due sono i tipi di gruppi: quello omosessuale-paranoide (11-15 anni), costituito da soli maschi o da sole femmine, e quello eterosessuale-depressivo, dove avviene un processo di “integrazione” vero e proprio, e al centro di questo gruppo c’è la coppia.
Esistono ovviamente dei fattori di rischio, che possono anticipare la crisi adolescenziale, e sono molteplici: le condizioni esistenziali del ragazzo o del suo ambiente quali la coppia incompleta di genitori (ragazza madre), la separazione parentale, la malattia cronica di un genitore, le separazioni precoci, la condizione precaria della famiglia ecc…
Però, senza la crisi, i problemi che la compongono rimangono fissati alle antiche identificazioni tipiche dell’età dell’infanzia, producendo delle adolescenze mancate, abortite, ritardate, prolungate o sacrificate.
A volte durante questi processi, l’adolescente incombe in problemi gravi quali l’uso di droghe (adolescenza tossicodipendente) o l’asocialità (adolescenza dissociale).
L’adolescenza “tossicodipendente”, una delle più comuni, si consuma all’interno del gruppo, e genera senso di appartenenza e di identità. Con l’assunzione di sostanze stupefacenti si aumenta la capacità di relazionarsi con gli altri, c’è il distacco dalla sofferenza, e ciò dà una sensazione di amore universale. Delle figure parentali ci si vuole liberare, ma contemporaneamente le si vuole conservare. Quindi l’assunzione di droghe per l’adolescente non è più liberatrice di fantasie, ma determina l’assenza di fantasie.
Più un adolescente manifesta un comportamento patologico o deviante, più le sue relazioni con i genitori risultano essere insoddisfacenti, conflittuali e insignificanti.
I conflitti con i genitori avvengono per tre principali problemi:
• Può essere una conseguenza della crisi adolescenziale. In quanto l’adolescente rimette in causa la personalità dei genitori, deve convincere i suoi genitori e se stesso di non aver più bisogno di loro.
- L’Adolescente può aver bisogno di svalutare i suoi genitori, ma non si augura di distruggerli in quanto modello; la stima che egli ha per se stesso è collegata alla stima che egli ha per i suoi genitori.
• Può essere dovuto sia a difficoltà nell’adolescente ad accettare la sua crescita e la sua autonomia, sia a difficoltà nei genitori a superare quella che viene chiamata “crisi di mezza età”.
• Può essere considerata anche come una conseguenza di atteggiamenti patologici dei genitori, come le famiglie fragili che non sopportano gli sforzi di separazione.
I genitori solitamente reagiscono al conflitto dell’adolescente giudicandolo incapace, incompetente o irresponsabile. Poiché la famiglia è organizzata intorno a credenze fondamentali o presupposti di base che la rendono un gruppo unito e molto difeso, quando questa unità viene minacciata, l’adolescente perde fiducia nella stessa, benché ne rimanga sempre parte integrante.
Penso che la crisi adolescenziale sia qualcosa che prima o poi venga affrontata da ogni ragazzo, in modi e tempi differenti, condizionato forse dai mass media che possono influenzare maggiormente la crisi. Si parla tanto di crisi, ma non si parla mai di risoluzione dei problemi che la compongono. Se forse si cercasse di affrontare determinati problemi, a mio parere si potrebbero risolvere parti cruciali della crisi di un adolescente. Se non fosse lo stesso adolescente che cerca la crisi, forse per non sentirsi troppo “escluso” dalla caotica società odierna.
 
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